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EVENTI A CATANIA
Le leggende popolari vogliono che le gole dell’Alcantara siano abitate da un mostro. A tramandare il racconto fino a noi è stato Gaetano Basile con la sua raccolta di racconti del 1636 Lo cunto de li cunti (che nella sua struttura ricorda il Decameron di Boccaccio, tanto da essere defintio anche Pentamerone, famoso anche per aver trascritto per la prima volta la fiaba popolare di Cenerentola).
La storia di questo drago, però, è stata resa nota ai più grazie al film di Matteo Garrone Il racconto dei racconti (2015).
Le acque del gelido fiume Alcantara scorrono in un canyon naturale di origine lavica che segna il limite geografico tra le province di Catania e Messina. Proprio qui vivrebbe un drago (che le credenze popolari vogliono sia un mostro preistorico andato in letargo e poi improvvisamente e misteriosamente risvegliatosi). I siciliani principalmente lo chiamano sugghio (forse etimologicamente da subbio, vale a dire il cilindro in legno su cui negli antichi telai vengono arrotolati i fili), ma i nomi con cui ci si riferisce a questa creatura sono diversi. In La luce e il lutto di Gesualdo Bufalino, per esempio, si racconta della presenza leggendaria della culorva (la cui etimologia è probabilmente connessa a coluber = serpente); mentre ne Le pietre di Pantalica di Vincenzo Consolo si racconta della biddina (termine di origine ignota, forse latina o forse araba con il significato di “creatura mostruosa”)… Anche se in realtà ci sarebbe qualche differenza: il sugghiu mostrerebbe delle zampe (e sarebbe capaci di camminare come un bipede su quelle posteriori), mentre sia la culorva sia la biddina sarebbe più simile a un serpente dalle grandi dimensioni.
Ad ogni modo, il racconto dei racconti vuole che ci sia una regina incapace di dare un erede al proprio marito. Questa donna si rivolge a un negromante che le dice che l’unico modo per poter avere un figlio è quello di uccidere il drago delle gole e mangiarne il cuore. Il re ingaggia immediatamente la battaglia e pur riuscendo nell’intento di uccidere il drago, resta a sua volta ucciso. Ma il suo sacrificio non può essere vanificato; così, la sovrana, seguendo le istruzioni del negromante, farà cucinare il cuore a una vergine e se ne ciberà riuscendo finalmente nell’intento di restare incinta e partorendo quella stessa notte (anche la giovane vergine che ha preparato il cuore del drago darà alla luce un bimbo).

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