˙
EVENTI A CATANIA
PeriPeri Catania - Sant'Agata

Parlare della festa di Sant’Agata senza soffermarsi sulla tradizione culinaria che la riguarda è praticamente impossibile. Camminare lungo le vie del centro significa immergersi in un tripudio di profumi: torrone, zucchero filato e caramellato, pasta di mandorle, croccanti e caramelle solleticano l’olfatto di cittadini e turisti, devoti e non. Fra i banchi ricolmi di calia e simenza, torroni sapientemente lavorati a vista dei passanti, mandorle, nocciole e noccioline caramellate, è possibile deliziare il proprio palato. Una sinfonia di odori che invita a degustare le specialità tradizionali agatine.

Ma è in pasticceria che i banconi si colorano del verde della specialità nota come “olivette”: piccole “olive” di pasta di mandorle (colorate di verde, ricoperte di zucchero o cioccolato nero) che ricordano un episodio dell’agiografia di Sant’Agata, un evento leggendario legato al suo culto. Secondo questo racconto, la giovane Agata mentre era in fuga dai soldati romani del proconsole romano Quinziano, si fermò per allacciarsi una scarpa. In quel punto germogliò e crebbe un albero di ulivo che non solo nascose la giovane Agata alla vista di coloro che sarebbero diventati i suoi carnefici, ma la riparò con la sua ombra offrendole ristoro e modo di sfamarsi.

Secondo la tradizione, anche le cassatelle di Sant’Agata sono legate alla storia delle vergine catanese. Il dolce, noto anche come “minnuzzi ri Sant’Ajita”, vuole ricordare il martirio cui Agata fu sottoposta per obbligarla ad abiurare la sua fede. E’ la forma della cassatella a simboleggiare il martirio: pan di Spagna tondeggiante, come una piccola cupola, ricoperto di glassa bianca e rifinito da una ciliegia candita in cima. E’ probabile, comunque che il dolce discenda da una tradizione più antica, legata a culti femminili preesistenti, visto che nel resto della Sicilia il dolce prende nome di “minni di vergine”.

Pasta e ciciri è invece il menù del quartiere catanese della Civita nel giorno del giro esterno di Sant’Agata, il 4 febbraio, quando il Fercolo passando dagli Archi della Marina e arrivando a piazza dei Martiri abbraccia la borgata dei pescatori. Significano abbondanza, devozione e fanno parte della tradizione della festa. Vengono cucinati da generazioni e le donne che mettono a tavola le pentole fumanti abbandonano la loro cucina solo per offrire una candela alla Santa. Le nonne e le bisnonne tramandano questa usanza a figlie e nipoti e, racconta qualcuno, che una volta la pasta e ceci, il giorno della Festa, si mangiava a colazione. E oggi, nelle vie della civita, vi possiamo garantire, l’odore di pasta e ceci, fa ancora venire l’acquolina in bocca.

Ph Salvo Puccio

commenti





GLI EVENTI DEL MESE

<< Nov 2017 >>
LMMGVSD
30 31 1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 1 2 3
VUOI SEGNALARCI UN EVENTO? SEGNALA!