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LA STORIA

Sono punti di ritrovo, passaggi obbligati in giornate calde o fredde, ma soprattutto i chioschi, nella versione catanese, sono qualcosa che non esiste nel resto del mondo.

Hanno una storia che va indietro nei secoli, spesso legata a tradizioni di intere famiglie e la forma di quelli storici è di memoria araba.

A vederli sono dei piccoli gazebo, dotati di finestre su quasi tutti i lati, attraverso le quali vengono serviti ogni giorno centinaia e centinaia di litri di bibite dissetanti, tipiche della nostra zona. Il seltz viene unito agli sciroppi alla frutta, servito liscio, oppure con una spremuta di limone e un cucchiaio di sale, per dissetare chi lo beve, soprattutto nelle giornate più calde, quelle dell’estate catanese in cui le temperature non perdonano.

Mandarino al limone, latte di mandorla, acqua e zammù (acqua e anice), lo sciampagnino e l’amarena con frutto, il tamarindo e naturalmente il seltz limone e sale.

Quello che vi viene servito in queste bottegucce di cui è disseminato il centro storico è rigorosamente di fattura artigianale, perché le famiglie di “bibitari” che da decenni servono i catanesi e i turisti, hanno “brevettato” ognuna i loro sapori, con sciroppi di preparazione artigianale.

Il costo è irrisorio, ma il sapore che resta in bocca è di quelli duraturi, tanto che anche d’inverno i chioschi o “ciospi” vengono scelti sia di giorno che di notte, magari per mettere fine ad una lunga serata con gli amici concedendosi un’ultima bevuta analcolica.

Sembra che tutto sia iniziato in piazza Stesicoro con i chioschi Costa e in piazza Duomo con i Vezzosi, oggi è assolutamente di tendenza in piazza Cavour.

Passando alle curiosità storiche: un’ordinanza di inizio ‘900 stabilì che i chioschi dovessero essere spostati in zone più isolate perché la vista delle signore ferme a dissetarsi in piazza avrebbe potuto turbare l’ordine pubblico (gli uomini venivano attirati come le api dal miele). Ancora oggi possiamo ammirare quello di piazza Spirito Santo e quello di piazza Vittorio Emanuele III (che i catanesi conoscono come piazza Umberto).

E allora, buona bevuta.

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