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PeriPeri Catania - Cappella Bonajuto

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 da martedì a domenica 09:00 - 13:00 su prenotazione
 

LA STORIA

Alcune delle bellezze catanesi sono nascoste, è così per la Cappella Bonajuto, un piccolo gioiello della Catania bizantina.

Fra le poche testimonianze della Catania bizantina, sopravvissute alle numerose eruzioni e terremoti (fra cui anche quello devastante del 1693) che flagellarono la città, c’è infatti questo luogo magico. Costruita tra il VI e il IX secolo d.C. e situata nel popolare quartiere della Civita all’interno di palazzo Bonajuto, la Cappella è ricca di attestazioni medievali e quattrocentesche di vario genere fra cui in particolare affreschi.

Il suo aspetto la rende assimilabile alla cuba bizantina, presente un po’ ovunque in Sicilia, le cui testimonianze più importanti sono certamente quella di Santa Domenica a Castiglione di Sicilia e quella della Santissima Trinità di Delia a Castelvetrano. La cuba è una cappella paleocristiana o bizantina, se pur fedele a Roma la Trinacria era infatti un crocevia fra la chiesa d’oriente e quella d’occidente, soprattutto per via dei profughi ortodossi scacciati dagli arabi. Forse anche per questo la parola “cuba” ha un’origine controversa: dal latino “cupa” e “cupula” (botte/botticella), dall’arabo “kubba” o “qubba” (deposito o cupola), o ancora – più semplicemente – il termine ricorda la forma esterna cubica dell’edificio. Non è un caso allora che le chiesette di campagna in siciliano siano note come “cubole”.

L’architettura bizantina era rigidamente geometrica e basata su forme essenzialmente cubiche. Quindi, così come le cube, anche Cappella Bonajuto è a croce greca, con pianta quadrata, cupola e tre absidi (per questo motivo la cappella viene chiamata anche “trichora” o chiesa a trifoglio); sul quarto lato (non occupato dalle absidi) si trova invece l’ingresso della cappella. Il vano quadrato centrale della trichora è coperto da una volta a vela a tutto sesto sulla quale in epoca relativamente recente fu aperto un occhio di luce. La volta è sostenuta da quattro colonne in stile ionico con ruolo esclusivamente decorativo. Tutta la chiesa è stata costruita con materiale di recupero romano; la pavimentazione orinaria, in basalto lavico.

Nei secoli, gli scrittori catanesi l’hanno ritenuta un Pantheon pagano, un sepolcro romano o un elemento di terme per il resto andata perdute. Pare che nel 1700 si trattasse di un edificio religioso dedicato al SS. Salvatore (per questo è popolarmente nota anche come Salvatorello) la cappella fu integrata nella residenza barocca della famiglia Bonajuto intorno al Quattrocento e oggi si trova circa 2 metri sotto il piano stradale. Certo è che nel XVIII secolo diventa chiesa della casa Bonajuto e trasformata in cappella mortuaria.
Negli anni Trenta del secolo scorso, la Soprintendenza di Catania eseguì dei lavori di restauro sotto la direzione dell’architetto Sebastiano Agati, continuati poi dall’architetto Piero Gazzola.

Si trovano menzioni della Cappella Bonajuto a partire dal XVII secolo: la si trova indicata in una pianta di Catania (datata 1676) e fu certamente meta di viaggio del pittore Jean Houel che la cita nel Catalogue Raisoné del Voyage pittoresque del iles de Sicilie, de Malte et de Lipari (1782) e in una sua tempera conservata al Louvre. I primi scavi archeologici, invece, sono stati eseguiti sotto la direzione del principe di Biascari verso la ne del XVIII secolo (e documentati da Meyer).

La Cappella, oggi, è un locale della movida catanese.

Info e prenotazioni cappellabonajuto.com

PH: Salvo Puccio

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