“Vorrei una voce”: Tindaro Granata omaggia Mina al Teatro Ambasciatori di Catania
La rassegna Palco Off porta a Catania uno spettacolo intenso e originale, dove teatro e musica si intrecciano in un racconto umano profondo. Il 13 e 14 marzo 2026, alle 21:00 al Teatro Ambasciatori, va in scena “Vorrei una voce”, il monologo scritto e interpretato dall’artista siciliano Tindaro Granata, un omaggio alla più iconica e inafferrabile voce della musica italiana: Mina.
Scritto e interpretato da Tindaro Granata, “Vorrei una voce” nasce da un’esperienza umana e artistica straordinaria: il lungo laboratorio teatrale condotto dall’attore all’interno della Casa Circondariale di Messina, nel teatro “Piccolo Shakespeare”, con le detenute di alta sicurezza, nell’ambito del progetto “Il Teatro per Sognare”. Quattro anni di incontri, emozioni, cadute e rinascite che oggi diventano materia scenica viva.
Lo spettacolo è costruito in forma di monologo e attraversato dalle canzoni di Mina, interpretate in playback. Al centro della drammaturgia c’è il tema del sogno: perdere la capacità di sognare significa perdere una parte essenziale di sé. “Vorrei una voce” è dedicato proprio a chi questa capacità l’ha smarrita.
Cuore pulsante dello spettacolo è anche la presenza di un filmato inedito di Mina, donato personalmente dalla cantante a Tindaro Granata. Un gesto raro e prezioso che suggella il legame tra l’artista e la “Tigre di Cremona”. La cantante ha inoltre espresso il proprio apprezzamento per lo spettacolo, riconoscendone la delicatezza, la profondità e la forza emotiva.
La voce di Mina attraversa così la scena come una presenza viva: non viene imitata né reinterpretata, ma diventa colonna sonora dell’anima e spazio emotivo dentro cui prendono forma le storie raccontate.
Il progetto nasce dall’esperienza vissuta nel laboratorio teatrale in carcere. In un luogo dove le sbarre segnano ogni spazio, le canzoni di Mina sono diventate per le detenute una possibilità di libertà interiore. Attraverso il playback dei suoi brani, ogni donna ha potuto attraversare la propria storia, trasformare dolore e rimpianti in gesto scenico e riscoprire una femminilità sospesa.
A ciascuna di loro erano affidate due canzoni: non si trattava di cantare, ma di interpretare, di dare corpo e verità alle emozioni. In teatro, come disse una delle detenute, “non si vedono le sbarre”.
In scena c’è solo Tindaro Granata, ma con lui prendono forma le voci, gli sguardi e le fragilità di quelle donne. Non vengono raccontati i reati né espressi giudizi: al centro c’è l’umanità.
Attraverso la forma del monologo, l’antica tradizione del cunto siciliano e un intenso disegno luci, Granata attraversa identità e generi, diventando corpo e voce di un’umanità che cerca riscatto.
Le atmosfere luminose richiamano i concerti storici di Mina, mentre i costumi scintillanti evocano quella femminilità che dentro il carcere resta sospesa ma che sul palco trova spazio per esprimersi con forza e dignità.
“Vorrei una voce” rappresenta così un incontro tra arte e vita, tra palco e realtà, tra la voce più amata della musica italiana e le voci invisibili di chi cerca una seconda possibilità.
Fonte: Ufficio stampa
PH: Masiar Pasquali
