05
Gen 2021
Sant’Agata, quando la leggenda arriva in cucina

Parlare della festa di Sant’Agata senza soffermarsi sulla tradizione culinaria che la riguarda è praticamente impossibile. Vivere la settimana dedicata alla Santa Patrona di Catania significa anche immergersi in un tripudio di profumi: torrone, zucchero filato e caramellato, pasta di mandorle, croccanti e caramelle che solleticano l’olfatto di devoti e non. Calia e simenza, torroni sapientemente lavorati a mano, mandorle, nocciole e noccioline caramellate: una sinfonia di odori che invita a degustare le specialità tradizionali agatine.

E come dimenticare le “olivette”: piccole “olive” di pasta di mandorle (colorate di verde, ricoperte di zucchero o cioccolato nero) che ricordano un episodio dell’agiografia di Sant’Agata, un evento leggendario legato al suo culto. Secondo questo racconto, la giovane Agata mentre era in fuga dai soldati romani del proconsole romano Quinziano, si fermò per allacciarsi una scarpa. In quel punto germogliò e crebbe un albero di ulivo che non solo nascose la giovane Agata alla vista di coloro che sarebbero diventati i suoi carnefici, ma la riparò con la sua ombra offrendole ristoro e modo di sfamarsi.

Secondo la tradizione, anche le cassatelle di Sant’Agata sono legate alla storia delle vergine catanese. Il dolce, noto anche come “minnuzzi ri Sant’Ajita”, vuole ricordare il martirio cui Agata fu sottoposta per obbligarla ad abiurare la sua fede. E’ la forma della cassatella a simboleggiare il martirio: pan di Spagna tondeggiante, come una piccola cupola, ricoperto di glassa bianca e rifinito da una ciliegia candita in cima. È probabile, comunque che il dolce discenda da una tradizione più antica, legata a culti femminili preesistenti, visto che nel resto della Sicilia il dolce prende nome di “minni di vergine”.

Infine pasta e ciciri. I ceci significano abbondanza, devozione e fanno parte della tradizione della festa. Vengono cucinati da generazioni. Le nonne e le bisnonne tramandano questa usanza a figlie e nipoti e, racconta qualcuno, che una volta la pasta e ceci, il giorno della Festa, si mangiava a colazione.

Ph Salvo Puccio

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