Durante la presentazione del suo libro Il gelato è sacro, il fondatore della gelateria Don Peppinu ha lanciato una proposta ambiziosa: costruire un movimento di categoria capace di tutelare i veri artigiani e orientare i consumatori verso una scelta più consapevole.
Che cosa significa davvero “artigianale” quando si parla di gelato? E perché così tanti artigiani si affidano a basi pronte, aromi e coloranti, mentre solo una piccola parte produce partendo da materie prime agricole? A queste domande ha cercato di rispondere Peppe Flamingo, sabato sera, durante l’incontro nella rinnovata sede Don Peppinu di piazza Duomo a Catania, presentando ufficialmente il suo Manifesto del Gelato Verace.
L’idea, nata insieme alla scrittura del libro, vuole creare una definizione chiara e accessibile, che permetta al pubblico di distinguere i gelati davvero artigianali da quelli industriali camuffati, e allo stesso tempo offrire una tutela concreta ai professionisti che lavorano con onestà, ricerca e materie prime vere.
«Pensare che basti scrivere “artigianale” per garantire la bontà di un gelato è un inganno», ha spiegato Flamingo: «Molti gelatieri, pur lavorando con passione, non hanno tempo né risorse per evitare l’uso di semilavorati. E invece il gelato, come ogni prodotto di qualità, deve raccontare chi lo fa, dove nasce e cosa contiene».
Nel corso dell’incontro – che ha coinvolto anche Alfonso Isinelli, critico gastronomico – si è parlato della necessità di riconoscere il valore di un prodotto spesso sottovalutato anche nel mondo della critica: «Il ruolo di chi scrive di gastronomia dovrebbe essere quello di creare cultura – ha detto Isinelli –. Anche nel gelato bisogna imparare a distinguere, a capire l’identità che c’è dietro un gusto ben fatto, nato da ingredienti veri».
Flamingo ha ribadito più volte che la sua proposta non vuole essere legata al marchio Don Peppinu, ma al contrario costituire un invito aperto a tutti i gelatieri che lavorano bene: «Il Gelato Verace è una categoria trasversale. Vuole essere uno strumento per chi ogni giorno lavora con sacrificio e qualità, spesso in botteghe familiari, contribuendo alla vera eccellenza del Made in Italy».
Durante la serata, Flamingo ha anche condotto una degustazione comparativa a sorpresa: due panne e due gelati al pistacchio sono stati offerti al pubblico per riflettere sulle differenze legate agli ingredienti. «Un assaggio consapevole è già un atto di rivoluzione culturale – ha concluso –. E nel mio libro c’è una vera cassetta degli attrezzi per imparare a capire cosa si sta mangiando, ovunque ci si trovi».