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PeriPeri Catania - Castello Ursino

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LA STORIA

Il Castello Ursino è uno dei più importanti monumenti di Catania. La nascita dell’imponente maniero risale a circa 800 anni fa e si deve all’imperatore Federico II di Svevia che ne ordinò la costruzione, tra il 1239 e il 1250, con funzione di fortezza.

L’imperatore aveva pensato il maniero all’interno di un più complesso sistema difensivo costiero della Sicilia orientale (allo stesso progetto sono infatti riconducibili anche il castello Maniace di Siracusa e quello di Augusta) e come simbolo dell’autorità e del potere imperiale svevo in una città spesso ostile e ribelle a Federico.

L’architetto che si occupò dei lavori fu il famoso Riccardo Da Lentini, che strategicamente scelse di collocare la fortezza su un promontorio che si affacciava sul mare. Proprio da qui pare derivi il nome assunto dal castello federiciano: “castrum sinus” cioè “castello del golfo”, diventato poi, con il passare degli anni, Castello Ursino.

A questo punto la domanda è lecita. Perché oggi il mare è ben lontano dalla forteza fatta costruire da Federico?

Il motivo è da ricondurre alla devastante eruzione dell’Etna che colpì Catania nel 1669. La colata lavica giunse fino alla città etnea e ricoprì per intero il mare intorno al castello, che si solidificò, dandogli l’aspetto attuale. Il tragico evento lasciò intatta la struttura del maniero federiciano, ma di fatto ne distrusse la funzionalità militare.

Nel corso del tempo, il Castello Ursino ha ospitato numerose dinastie che ne hanno modificato ulteriormente sia la struttura che la funzione.

Nel 1266 Manfredi, figlio di Federico II, venne sconfitto dagli Angioini e il maniero passò sotto questa dinastia. La famosa rivolta dei Vespri Siciliani – ribellione scoppiata a Palermo all’ora dei vespri nel Lunedì dell’Angelo del 1282 – pose però fine al regno degli Angioini, dando inizio al dominio degli Aragonesi di Spagna.

I reali spagnoli utilizzarono il castello come fortezza e residenza reale. Forse in pochi sanno che in questo periodo storico il castello fu luogo di importanti eventi politici, uno fra tutti l’elezione di Federico II d’Aragona che divenne re di Sicilia con il nome di Federico III.

Dalla fine del Cinquecento, il castello entrò in una fase di declino e venne adibito a carcere. Le grandi sale del piano terra furono suddivise da nuovi muri e solai per creare i cosiddetti “dammusi” piccolissime celle oscure infestate da topi, scorpioni e tarantole in cui erano detenuti i prigionieri.

Di tutto questo si ha testimonianza grazie ai numerosi graffiti realizzati dagli stessi carcerati e rinvenibili tutt’oggi in tutti gli ambienti del piano terra, soprattutto nel cortile interno.

Tra questi i disegni (si tratta di stemmi, ma anche di teste e caicature di volti). La rappresentazione di maggiore interesse è quella che raffigura quattro imbarcazioni a tre alberi, tipi di galeoni in voga fra cinque e settecento, descritti con grande precisione. Molto frequenti sono anche i simboli di carattere religioso, in particolare la Croce.

Oltre ai disegni, le mura del cortile riportano numerose iscrizioni: spesso si tratta solo di un nome e una data affiancati dalla frase “Vinni carceratu”.
Molto suggestive sono poi le poesie, scritte in una lingua che è un misto tra latino e siciliano (in cui alcuni prigionieri raccontano tutta la loro sofferenza) e una riflessione sul senso della vita: “Mundus rota est”.

A soli ventiquattro anni dall’eruzione del 1669, un altro tragico evento colpì Catania: il terremoto del 1693. Il cataclisma, che distrusse l’intera Sicilia sud-orientale, danneggiò ulteriormente la struttura, facendo crollare le semitorri ad est e a sud. Questo è il motivo per cui oggi il Castello Ursino presenta sei torri e non otto, come in origine.

Nel 1860 il castello passò al Demanio Regio e venne utilizzato come caserma fino agli inizi del secolo scorso.

Nel “recente” 1932 il Comune di Catania affrontò il non facile restauro del maniero federiciano, inteso a recuperare la costruzione duecentesca originaria.
Dopo soli due anni venne aperto al pubblico diventando sede del Museo Civico di Catania, formato principalmente dalle raccolte Biscari e dei Benedettini.

Il nucleo principale della raccolta Biscari è costituito da materiali archeologici provenienti dagli scavi eseguiti a Catania e nei fondi di famiglia. Tra i pezzi più pregevoli della collezione alcuni preziosi vasi attici, terrecotte arcaiche, ed un consistente gruppo di bronzi.

La Pinacoteca del Castello Ursino ospita numerosi dipinti.
La collezione comprende opere realizzate tra il XV e il XIX secolo, coprendo un periodo che va dal Rinascimento al 700, passando per il Barocco. Inoltre sono numerose le tele di artisti catanesi dell’800, come Pasquale Liotta, Natale Attanasio, Antonino Gandolfo, Giuseppe Sciuti, Giuseppe e Michele Rapisardi, autore di opere di spicco come opere “I Vespri Siciliani” e “Ofelia pazza”.

Nel 1826 il patrimonio comunale acquisisce la collezione di dipinti del catanese Giovan Battista Finocchiaro. Tra queste il “San Cristoforo” di Pietro Novelli, la “Natività” di Geraci (copia della Natività di Caravaggio trafugata a Palermo nel 1969), “la Morte di Catone” di Matthias Stomer, “l’Ultima cena” di Luis de Morales (sec. XVI), ma anche alcune tele di Mattia Preti, Gaspare Serenarlo e Giuseppe Patania.

A questo primo gruppo di opere, come detto, si aggiunge la raccolta dei padri Benedettini, entrata in possesso del Comune di Catania nel 1866 a seguito dello scioglimento delle corporazioni religiose. Tra queste la più emblematica è “Il martirio di Sant’Agata” dedicato alla patrona di città etnes e commissionato dai padri benedettini al pittore Mariano Rossi.

Dall’aprile 2015 la Sala XIII del Castello Ursino ospita il CUB – Castello Ursino Bookshop. Realizzato dall’associazione Offiicine Culturali e dall’agenzia di comunicazione Karma Communication – realtà da sempre attente alle tematiche culturali e turistiche della città – al bookshop è possibile trovare prodotti editoriali, merchandising dedicato al castello e alle sue opere, ma anche a tema con le mostre via via ospitate dal Museo Civico

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